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Casalinghi Disperati

Ecco la mia recen­sione (per ilgrido.org) dello spet­ta­colo Casa­lin­ghi Dispe­rati, in scena fino al 12 otto­bre al Tea­tro De Servi, di Roma.

Quat­tro uomini, con appa­ren­te­mente poco in comune, vivono dolori e gioie di una con­vi­venza al maschile, impo­sta dalle loro pre­ca­rie situa­zioni eco­no­mi­che. Atti­lio (Mauro Serio, attore che spa­zia da Sha­ke­speare a Mamet) è un pro­fes­sore di filo­so­fia tra­dito dalla moglie; Luigi (Nicola Paduano, dal pro­gramma tele­vi­sivo “Bastardi”) è un adone infe­dele abban­do­nato dalla matura com­pa­gna; Alberto (Roberto D’Alessandro, fon­da­tore de “I Picari”) è un padre tanto pre­mu­roso quanto tor­men­tato, come Giu­lio (già in scena al fianco di Gigi Pro­ietti e Lina Wert­mül­ler), gay tar­divo e padre involontario.

Quat­tro uomini, con appa­ren­te­mente poco in comune, vivono dolori e gioie di una con­vi­venza al maschile, impo­sta dalle loro pre­ca­rie situa­zioni eco­no­mi­che. Atti­lio (Mauro Serio, attore che spa­zia da Sha­ke­speare a Mamet) è un pro­fes­sore di filo­so­fia tra­dito dalla moglie; Luigi (Nicola Paduano, dal pro­gramma tele­vi­sivo “Bastardi”) è un adone infe­dele abban­do­nato dalla matura com­pa­gna; Alberto (Roberto D’Alessandro, fon­da­tore de “I Picari”) è un padre tanto pre­mu­roso quanto tor­men­tato, come Giu­lio (già in scena al fianco di Gigi Pro­ietti e Lina Wert­mül­ler), gay tar­divo e padre involontario.

Gli autori offrono un punto di vista alter­na­tivo sul deli­cato tema della sepa­ra­zione. L’ottica que­sta volta è dalla parte dell’uomo, con tutte le esi­genze che ne con­se­guono: cer­care una nuova abi­ta­zione, far fronte ad asse­gni di man­te­ni­mento ed accet­tare l’impossibilità di vivere a con­tatto con i pro­pri figli. Dal divor­zio visto come per­so­nale scon­fitta sino ai turni per le puli­zie, la chiave di let­tura è sem­pre comica. Il pub­blico ride per la spro­por­zione tra la clas­sica figura maschile ed i com­piti stret­ta­mente “fem­mi­nili” cui i per­so­naggi devono far fronte, verso i quali (pulire, cuci­nare, far la spesa, cucire) risul­tano ine­vi­ta­bil­mente goffi ed ina­de­guati. In realtà, oltre a que­sto vistoso con­flitto, i pro­ta­go­ni­sti svi­lup­pano un legame emo­tivo più fem­mi­nile di quanto venga esal­tato durante l’interpretazione. È il gioco di squa­dra che li rende forti, ed il sup­porto reci­proco sarà la chiave di volta per supe­rare tutti i traumi legati al divor­zio. Que­sto è pro­ba­bil­mente l’unico e il più forte richiamo alla serie tv cui il titolo fa rife­ri­mento (“Despe­rate Housewives”).

Sce­no­gra­fie rea­li­sti­che, ben costruite, cali­brate sulla discre­zione neces­sa­ria ad esal­tare più la reci­ta­zione che l’ambiente in cui si svolge. Il dia­letto napo­le­tano (di Roberto D’Alessandro e Gianni Can­na­vac­ciuolo) viene bilan­ciato con into­na­zioni da fic­tion tele­vi­siva (Nicola Paduano). Equi­li­brati anche i per­so­naggi, con l’ormai clas­sico gay che offre molte solu­zioni bril­lanti, pur non sca­dendo mai nel ridi­colo.
Casa­lin­ghi dispe­rati diverte gra­zie ai clas­sici spunti delle com­me­die bril­lanti, salvo l’occasionale ricorso a gio­chi di parole che aggiun­gono puro peso comico, senza umo­ri­smo. Uno spet­ta­colo gra­de­vole dall’inizio alla fine, che rag­giunge l’obiettivo: diver­tire ana­liz­zando il momento evo­lu­tivo dei rap­porti di cop­pia e delle rela­tive con­se­guenze.

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3 Postille all’Articolo

  1. diggita.it says:

    Recen­sione: Casa­lin­ghi Disperati…

    Quat­tro uomini, con appa­ren­te­mente poco in comune, vivono dolori e gioie di una con­vi­venza al maschile, impo­sta dalle loro pre­ca­rie situa­zioni eco­no­mi­che. Atti­lio (Mauro Serio, attore che spa­zia da Sha­ke­speare a Mamet) è un pro­fes­sore di filo­so­fia tra…

  2. trashformato says:

    Io non l’ho tro­vato poi così geniale (che poi ormai si tende a defi­nire tutto geniale!) In raltà è sem­pre la stessa solfa con nean­che un minimo di valore aggiunto che espe­ri­menti del genere appor­tano nor­mal­mente.
    La cosa in più era l’omosessualità. Trat­tata come al solito in maniera impro­pria e banale.

  3. Simone Salis says:

    Non era affatto geniale, ma rispet­tava le aspet­ta­tive dello spet­ta­tore medio di una com­me­dia simile.
    Rin­gra­zia Iddio (uno a tua scelta) che ora quan­to­meno si rie­sce a fare iro­nia, per quanto banale, sull’omosessualità. Non sono d’accordo, non era nean­che delle più gra­tuite: un padre che si sco­pre gay in tarda età e non rie­sce a rela­zio­narsi con il figlio.

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Puoi leg­gere il resumé e scri­vere una mail. È un ottimo rime­dio quando vuoi sen­tirti piú intel­li­gente di qual­cuno. Risponde Ema­nuele Fili­berto.

Suppongo Che…

…t’interesserà sapere che Anjou cerca per­so­nale per la rac­colta di frutta nell’estate 2010 in Fran­cia.
Sup­pongo.

quando andrai

quando andrai via da que­sto sito (ho accet­tato il fatto che possa acca­dere), fa’ che sia per visi­tare una di que­ste pagine:

Francesca Fornario
Daniele Luttazzi
Fabrizio Mazzotta
Mario Natangelo