Lo ammetto: ho visto la nuova stagione di Heroes, la serie che se sbagli una lettera diventa Herpes.
Non sono una novità i personaggi con poteri inutili: ricorderete tutti Niki Sanders (prima stagione). Quale mirabolante potere aveva Hiro? Controllare il tempo. E Parkman? Le menti. Claire? Immortale. Peter? Onnipotente. Niki Sanders? Dare di matto. Un potere molto diffuso alle 7:25 sulla tangenziale est.
CATTIVODITURNO: «Che potere hai?»
NIKISANDERS: «Do di matto.»
CATTIVODITURNO: «Eh lallero.»
NIKISANDERS: «Guarda che ti scapoccio.»
Sulla scia di Niki Sanders, gli sceneggiatori hanno aggiunto al cast un nuovo personaggio: Gesù.
CATTIVODITURNO: «E tu cosa fai?»
GESU’: «Hai preÂsente il Tavernello?»
Per ammazzare Sylar, potrebbe usare diverse tecniche. Una è quella di trasformare tutta l’acqua che Sylar beve in vino, e lo spedisce in coma etilico. Non solo: anche quella della doccia, e farlo puzzare come un alcolizzato. Isolamento sociale assicurato.
L’alternativa, che gli sceneggiatori stanno seriamente prendendo in considerazione, è quella di ammazzarlo in un ristorante sushi. Sylar inghiotte un tamaki, Gesù inizia a moltiplicarglielo in pancia, e tanti saluti all’onnipotente Sylar che esplode con spruzzi di pesce e riso (che, per i giapponesi, è come il pane; Gesù lo sa e gli viene incontro).
Addirittura Tracy Strass, la donna di ghiaccio utile anche ai cocktail party, dovrebbe stare attenta. Potrebbe diventare una congrua fornitura di Tavernello per gli sceneggiatori.
Lo dico subito a gran voce: m’è piaciuto e non ho neanche voglia di indagare sui motivi, mi basta essermelo goduto. Ciò non lo salva da alcuni paraÂdossi alquanto divertenti.
Bella ci insegna che i vampiri si riconoscono da quattro cose: forza, velocità , salti, immortalità . No, quello era Smallville. I vampiri si riconoscono da quattro cose: forza, velocità , pelle fredda, parrucchiere.
6 Dialoghi Perfettibili in Twilight:
[salendo le scale] EDWARD: «[Casa] è l’unico posto dove posÂsiamo essere noi stessi.« BELLA: «Arredatori d’interni?*« EDWARD: «No, vampiri.»
[leggendo il libro sui demoni. enfasi] BELLA: «I demoni si riconoscono da… FORZA–pausa suspance–VELOCITA’ –pausa suspance–PELLEFREDDA–pausa suspance–PARRUCCHIERE.»
Sveglia cocca. Con quei capelli cosa pensi che sia, un licantropo? Mica sono lunghi e sozzi. Mica è un indiano**.
[lanciandosi da un albero] EDWARD: «Ti fidi di me?« BELLA: «Sì Aladdin.»
[nel bosco] BELLA: «Sei un vampiro?« EDWARD: «Sì, guarda gli sbrilluccichini.« BELLA: «Sbrilluccichi. Ma i canini?« EDWARD: «Guarda gli sbrilluccichini*** »
[a cena, evitando di diventare la cena] CARLISLE: «Lui è da poco vegetariano, è difficile resistere al sangue umano.« BELLA: «Capisco. Io sono da poco carnivoriana****»
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NOTE:
* Ammettiamolo. Per essere tizi che si sfamano addentando cinghiali al collo hanno un ottimo gusto in arredamento. Anche la musica d’ambiente è nientepopodimenoche Debussy.
** Indiani, noti licantropi. Vampiri, nota gente che si veste bene. Valentino non è uno stilista, è un vampiro. Ecco spiegato.
*** Sbrilluccichini, noti vampiri. Dunque Raffaella Carrà ? Via i canini da vampiro in questo film da questo film. Largo agli sbrilluccichini ed al rossetto.
**** Ma i vampiri il sangue lo BEVONO. Non MANGIANO. Al masÂsimo posÂsono essere astemi. «Gradisce un po’ di sangue?» «No grazie, astemio». Infatti Bella viene invitata a cena. Menu: pancetta ed insalata accompagnati da un AB– del ’54.
Marco Costa ci piace molto: giovane, arguto, scrive bene. Oltre ad essere l’autore ed il regista della commedia sotto recensita, è anche l’autore de Il Quarto Sesso, una serie con protagonista Gesù. Per capire il tipo, nel video sottostante troverete un’anteprima de Il Quarto Sesso.
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Allucinà ti? Perfetto. PasÂsiamo alla recensione de La Giovine Italia. La sera della prima c’era Simona Izzo con una mantella di pile rossa come manco gli occhiali del On. Nino Strano (il «gay» di AN, ricordate? quello che ha mangiato il prosciutto in aula, ricordate? quello che vuole fermare l’aids con un colpo di pistola, ricordate?).
Oltre a Simona Izzo, preÂsente tra gli spettatori anche Pietro Sermonti,ovvero Stanis La Rochelle in Boris, anche conosciuto come «non-ho-gli-occhiali-hey-scambiamo-il-biglietto-ti-spiace-bella-grazie-ciao» (scherzo, ciao Pietro, simpaticisÂsimo. felice d’essermi sacrificato pietro. un giorno ti chiederò gli sketches di walter chiari in privato. ciao pietro ciao).
PreÂsente anche Monica Ward (voce di Lisa Simpson) con un cilindro in testa. Non un cappello, un cilindro. Libro di geometria. (nah, era un cappello. La mantella della Izzo, il cilindro della Ward, le ghette di Accolla)
La recensione:
Un gruppo di sparuti ma affiatati anziani, la cui vita ruota sempre attorno agli stessi eventi (e palinsesti TV), è ospite de La Giovine Italia, clinica a lunga degenza per terza età . Il giovane e raccomandato Dott. Beto (Giulio Pampiglione) irromperà nelle loro vite, proÂiettate più nel pasÂsato che nel preÂsente, al fianco della giovane infermiera Dafne (Giulia Elettra Gorietti).
Pietro Vinciguerra, ottantenne polemico, viene interpretato da Luca Ward con una credibilità sorprendentemente lontana dalle soap opera in cui siamo abituati a vederlo. Altro ospite maschile della casa di cura è Placido Ulivelli (Maurizio Di Carmine), una rivisitazione del clasÂsico Napoleone da manicomio che, come logico per i nostri giorni, viene chiamato da tutti PreÂsidente, o Silvio. Ad affiancarli troviamo Gina «Mary Jane» Campopiano (Roberta Fiorentini, Itala nella serie TV per Sky ‘Boris’), diva del periodo d’oro del cinema italiano la cui fama sopravvive solo nelle sue fosche memorie (e nella tarda programmazione di Rete 4).
Tra musiche che evocano il pasÂsato televisivo nostrano, ed un ritmo registico che punta sulla succesÂsione di scene molto brevi, tutti gli attori sembrano agire in perfetta sincronia con estremo realismo, trovandosi sempre a proprio agio nei rispettivi personaggi. Giulia Elettra Gorietti (da Gli Ultimi della Classe) calza a pennello nel ruolo della giovane infermiera squinzia affezionata ai propri pazienti.
Marco Costa, scrittore e regista dello spettacolo, intesse in queste situazioni surreali alcune battute brillanti fortemente legate al quadro contemporaneo dell’Italia, unendo le varie situazioni di vita dei personaggi come per mostrarci lo sconfortante esito dei princìpi contenuti nell’altra Giovine Italia, quella mazziniana.
Questa è una recensione teatrale: la versione per ilGrido.org sarà priva quantomeno della sottostante preÂmessa. Qui, invece, riporto tutto al completo. Stiamo parlando dello spettacolo «Ho Perso la Faccia», in scena al Sala Umberto di Roma sino al 26 Ottobre.
PreÂmessa: lo spettacolo è scritto ed interpretato da Sabina Negri Calderoli, l’ex moglie del Ministro per la Semplificazione Normativa Roberto Calderoli. La Negri Calderoli (mai miglior connubio ho visto tra cognomi) s’è sposata con rito celtico. Poi s’è separata dal marito, ed un giorno si separerà anche dal cognome.
Tommaso, oltre ad essere un giovane attore di fiction e modello per calendari, è anche la causa della separazione tra l’attempato chirurgo e sua moglie. Il medico cade in preda ad una sindrome di FrankÂenstein: alla prima occasione sceglie, con fini vendicativi, di scambiare le proprie sembianze con quelle del virgulto Tommaso.
L’intero spettacolo s’incentra sugli equivoci generati da questa trasformazione attraverso cui l’autrice vorrebbe “disÂsacrare l’Italia dei fuoristrada» e «riflettere sul ruolo della bellezza nella nostra società », partorendo un testo «sbalorditivo sul piano dell’umorismo».Â
Quando un’opera risulta priva di una morale che ne giustifichi l’esistenza, quantomeno ci si rifugia nella forma che, nello specifico, dovrebbe essere la comicità . Al contrario, durante le battute di Ho Perso la Faccia i tempi umoristici sono così mal calcolati (e i termini talmente inadeguati) che risulta difficile anche far comodamente ricadere l’intero onere sugli attori. Le falle, dunque, nascono dal testo. Come se non bastasse, gli interpreti si allineano su intonazioni sempre uguali e monocorde, da pulpito. Unica eccezione: le variazioni tonali di Silvano Piccardi (che interpreta un collega del chirurgo, protagonista assieme all’infermiera di Erica Blanc), consone più al mondo del doppiaggio a cui appartiene, che non al teatro. Il risultato? La risposta del pubblico alle battute sono risate più di circostanza che sane e spontanee.
Durante lo spettacolo incontriamo anche Felice Casciano nei panni del manager ed amante gay di Tommaso. Si posÂsono intuire gli intenti disÂsacratori ma un personaggio costruito con tanta leggerezza, più checca che omosessuale, rimane una caratterizzazione debole e superflua, che non insinua nello spettatore spunti di riflesÂsione ma si limita ad essere uno sfottò senza portare ad altro se non al rafforzamento dello stereotipo stesso. «Vallo a trovare un manager che non sia frocio o magnaccia», si sente pronuncuare durante lo spettacolo. Ottima critica, se solo non fosse fine a se stessa o persino cancellata dall’unica peculiarità del personaggio: rendersi ridicolo e frocio attraverso infinite moine e «Pucci Pucci».
In assenza di scenografie (semplici strutture cubiche roteanti), che aiutino l’immaginazione dello spettatore, la nota positiva dello spettacolo si trova con sorpresa nelle ottime musiche originali, delicate e spiritose, composte ed orchestrate da Pericle Odierna. Le sue melodie valgono la pena di essere ascoltate.
Tre donne si conoscono casualmente in un diwan (la sala relax di un bagno turco) ed iniziano un dialogo tragicomico sul loro rapporto con gli uomini, siano essi compagni o mariti. Non è un semplice cicaleccio sugli stereotipi tra mondo femminile e il mondo maschile, ma un pungente scambio di battute ognuna delle quali, dietro una risata, nasconde piccole verità .
Una donna non proprio attraente che sembra poco preÂsente a se stessa (RosÂsana Carretto), una responsabile del «reparto rughe» di una profumeria (AlesÂsandra Sarno) ed una moglie ormai solo per inerzia (Pia Engleberth) discutono con ritmo incalzante degli uomini che infestano le loro vite, senza i quali però non potrebbero sopravvivere.Â
Se ne prendono gioco tramite l’assurdo ed il grottesco. L’unico che si salva dai loro giudizi è Misha il Mago della Mesha, parrucchiere la cui omosesÂsualità è l’anomalia che gli permette di comprendere il sensibile animo femminile. Da una donna non ci si aspetta un linguaggio così allusivo da far crollare tutti i taboo sesÂsuali mentre Questa Sera Cose Turche è un dialogo diretto, dove la verità ha un solo grado di separazione con lo spettatore: il filtro di una comicità grottesca che diverte senza mai scadere.
Le continue allusioni simboliche e verbali al fallo virile fanno pensare ad un tipo di donne non proprio indipendenti dalle loro controÂparti maschili, non così determinate ed autosufficienti come vengono delineate in alcune opere moderne. Piuttosto, emerge il conflitto interiore che vivono nel dover scendere a compromessi con questo necesÂsario legame. Ed ecco che lo stesso organo maschile diventa un mantra ipnotico recitato dalle protagoniste: «Fallo, Fallo, Fallo» ripetono prima che la più anziana le scuota, richiamandole a maggior dignità . Per opposto, le stesse protagoniste manifestano odio verso chi svilisce il loro esser donna, ripetendo il mantra irriverente «Vacche, Troie, Puttane» verso le veline di Enzo Iacchetti e Giorgio Centamore (rispettivamente regista ed autore dello spettacolo, uno conduttore e l’altro autore di Striscia la Notizia).
Lo spettacolo, rivolgendosi ad un pubblico da cabaret in stile “Zelig†e “Colorado Cafèâ€, ha dalla sua tre attrici definite, forti anche delle loro esperienze in ambiti simili (AlesÂsandra Sarno ha partecipato a “Convenscionâ€, RosÂsana Carretto viene da “Colorado Cafèâ€, Pia Engleberth da “Zeligâ€). Il supporto della scenografia e delle musiche si limita a creare lo sfondo adatto per giustificare i dialoghi e la situazione, risolvendosi in textures leopardate, zebrate, esagerate, “turcheâ€, quasi come in un harem in cui le donne sono solo un accesÂsorio disperato per gli uomini. Il risultato è una commedia che s’incentra sul divertimento per il gusto di farlo, inserendo un secondo piano di lettura per gli osservatori più volenterosi.
Ecco la recensione di Singles (sempre per ilgrido.org), in scena fino al 12 ottobre al Teatro Sala Umberto di Roma e dal 21 ottobre al 16 novembre al Teatro GioÂiello di Torino.
Dopo un discreto successo in molti paesi europei tra i quali la Francia, patria degli autori David Talbot e Rodolphe Sand (quest’ultimo anche regista), Singlestorna in scena in Italia alla Sala Umberto di Roma fino al 12 ottobre.
La commedia racconta delle disavventure di tre amici, ognuno alla dispera-ta ricerca della dolce metà . Il pubblico è proÂiettato nelle esperienze della non troppo attraente bibliotecaria Giuliana (Alexia Murray, da Distretto di Polizia 4 e “Gangs of New Yorkâ€), del copywriter ed attore per pasÂsione Bruno (Gabriele Pignotta, attore, autore e conduttore per Sky) e dello stu-dente di bioÂlogia segretamente innamorato di Giuliana, Antonio (Nick Nico-losi da Distretto di Polizia 4).
Dopo essersi incontrati all’ennesimo matrimonio di uno dei loro ex fidanzati, il trio decide di dedicarsi alla ricerca di un partner che cambi radicalmente la loro vita: iniziano a frequentare palestre, locali e persino escursioni riser-vate ai singles. L’intero spettacolo si svolge attorno a situazioni comiche, create per rappresentare ironicamente, talvolta con sarcasmo, il mondo dei cuori solitari: “single per scelta†convivono con “single causa forza maggioreâ€, a volte scoprendo che l’unione fa la forza.
In un corpo scenografico essenziale, con pochi, semplici pannelli bianchi si alternano quindici quadri decisamente diversi tra loro, messi in risalto dalle scelte d’illuminazione: fredda, diffusa e poco intensa la luce per il campeg-gio; luminosa, colorata, con decorazioni led per la discoteca; calda ed av-volgente per gli interni serali. In pratica, l’intera scenografia è costruita dall’illuminazione e dai sottofondi ambientali sempre preÂsenti, anche duran-te i dialoghi. I tempi incalzanti ed il gran numero di scene portano alla mente lo stile di Love Bugs (sit-com concepita però dopo la produzione dello spettacolo, datata 2001). Piccolo cammeo per Paola Cortellesi, che si preÂsta ad una breve incursione vocale d’inizio spettacolo.
Una commedia divertente con ritmi frenetici sulla necesÂsità di cercare, creare e curare relazioni intime. Due ore di humour sulla fobia del rimanere soli, forse peggiore dell’effettiva solitudine.
Ecco la mia recensione (per ilgrido.org) dello spettacolo Casalinghi Disperati, in scena fino al 12 ottobre al Teatro De Servi, di Roma.
Quattro uomini, con apparentemente poco in comune, vivono dolori e gioie di una convivenza al maschile, imposta dalle loro preÂcarie situazioni economiche. Attilio (Mauro Serio, attore che spazia da Shakespeare a Mamet) è un profesÂsore di filosofia tradito dalla moglie; Luigi (Nicola Paduano, dal programma televisivo “Bastardiâ€) è un adone infedele abbandonato dalla matura compagna; Alberto (Roberto D’Alessandro, fondatore de “I Picariâ€) è un padre tanto preÂmuroso quanto tormentato, come Giulio (già in scena al fianco di Gigi ProÂietti e Lina Wertmüller), gay tardivo e padre involontario.
Quattro uomini, con apparentemente poco in comune, vivono dolori e gioie di una convivenza al maschile, imposta dalle loro preÂcarie situazioni economiche. Attilio (Mauro Serio, attore che spazia da Shakespeare a Mamet) è un profesÂsore di filosofia tradito dalla moglie; Luigi (Nicola Paduano, dal programma televisivo “Bastardiâ€) è un adone infedele abbandonato dalla matura compagna; Alberto (Roberto D’Alessandro, fondatore de “I Picariâ€) è un padre tanto preÂmuroso quanto tormentato, come Giulio (già in scena al fianco di Gigi ProÂietti e Lina Wertmüller), gay tardivo e padre involontario.
Gli autori offrono un punto di vista alternativo sul delicato tema della separazione. L’ottica questa volta è dalla parte dell’uomo, con tutte le esigenze che ne conseguono: cercare una nuova abitazione, far fronte ad assegni di mantenimento ed accettare l’impossibilità di vivere a contatto con i propri figli. Dal divorzio visto come personale sconfitta sino ai turni per le pulizie, la chiave di lettura è sempre comica. Il pubblico ride per la sproporzione tra la clasÂsica figura maschile ed i compiti strettamente “femminili†cui i personaggi devono far fronte, verso i quali (pulire, cucinare, far la spesa, cucire) risultano inevitabilmente goffi ed inadeguati. In realtà , oltre a questo vistoso conflitto, i protagonisti sviluppano un legame emotivo più femminile di quanto venga esaltato durante l’interpretazione. È il gioco di squadra che li rende forti, ed il supporto reciproco sarà la chiave di volta per superare tutti i traumi legati al divorzio. Questo è probabilmente l’unico e il più forte richiamo alla serie tv cui il titolo fa riferimento (“Desperate Housewivesâ€).
Scenografie realistiche, ben costruite, calibrate sulla discrezione necesÂsaria ad esaltare più la recitazione che l’ambiente in cui si svolge. Il dialetto napoletano (di Roberto D’Alessandro e Gianni Cannavacciuolo) viene bilanciato con intonazioni da fiction televisiva (Nicola Paduano). Equilibrati anche i personaggi, con l’ormai clasÂsico gay che offre molte soluzioni brillanti, pur non scadendo mai nel ridicolo.
Casalinghi disperati diverte grazie ai clasÂsici spunti delle commedie brillanti, salvo l’occasionale ricorso a giochi di parole che aggiungono puro peso comico, senza umorismo. Uno spettacolo gradevole dall’inizio alla fine, che raggiunge l’obiettivo: divertire analizzando il momento evolutivo dei rapporti di coppia e delle relative conseguenze.
@AlenaSponza uh? io vi festeggio anche oggi (tie') :) (su twitter...)
E alle mie amiche donne volevo dire: siete l'unica maggioranza che sono sempre felice di festeggiare. (su twitter...)
@herbertsimone fatto! Ha appena ricambiato :) (su twitter...)
E vi siete visti un pezzetto di manifestazione in streaming, con Francesca Fornario. Ma l'ioCitofono è avido di batteria. Baci sparsi :) (su twitter...)
L’Unità l’ha bonariamente definito «l’astro nascente della satira italiana». Un tizio gli ha detto «astronzo». A lui è piaciuto tantisÂsimo ed ora è «l’astronzo nascente della satira italiana».
In realtà , Simone Salis non è un satirico («Allora cosa sei? Un politico?» Neanche, cioè sÃ, ma solo di giovedì e domenica).
…t’interesserà sapere che Anjou cerca personale per la raccolta di frutta nell’estate 2010 in Francia.
Hey, le supposizioni sono fatte per potersi sbagliare.
quando andrai
quando andrai via da questo sito (ho accettato il fatto che possa accadere), fa’ che sia per visitare una di queste pagine:
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