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Heroes: Quarta Stagione

Lo ammetto: ho visto la nuova sta­gione di Heroes, la serie che se sba­gli una let­tera diventa Herpes.

Non sono una novità i per­so­naggi con poteri inu­tili: ricor­de­rete tutti Niki San­ders (prima sta­gione). Quale mira­bo­lante potere aveva Hiro? Con­trol­lare il tempo. E Park­man? Le menti. Claire? Immor­tale. Peter? Onni­po­tente. Niki San­ders? Dare di matto. Un potere molto dif­fuso alle 7:25 sulla tan­gen­ziale est.

CATTIVO DI TURNO: «Che potere hai?»

NIKI SANDERS: «Do di matto.»

CATTIVO DI TURNO: «Eh lallero.»

NIKI SANDERS: «Guarda che ti scapoccio.»

Sulla scia di Niki San­ders, gli sce­neg­gia­tori hanno aggiunto al cast un nuovo per­so­nag­gio: Gesù.

CATTIVO DI TURNO: «E tu cosa fai?»

GESU: «Hai pre­sente il Tavernello?»

Jesus joins Heroes

Per ammaz­zare Sylar, potrebbe usare diverse tec­ni­che. Una è quella di tra­sfor­mare tutta l’acqua che Sylar beve in vino, e lo spe­di­sce in coma eti­lico. Non solo: anche quella della doc­cia, e farlo puz­zare come un alco­liz­zato. Iso­la­mento sociale assicurato.

L’alternativa, che gli sce­neg­gia­tori stanno seria­mente pren­dendo in con­si­de­ra­zione, è quella di ammaz­zarlo in un risto­rante sushi. Sylar inghiotte un tamaki, Gesù ini­zia a mol­ti­pli­car­glielo in pan­cia, e tanti saluti all’onnipotente Sylar che esplode con spruzzi di pesce e riso (che, per i giap­po­nesi, è come il pane; Gesù lo sa e gli viene incontro).

Addi­rit­tura Tracy Strass, la donna di ghiac­cio utile anche ai cock­tail party, dovrebbe stare attenta. Potrebbe diven­tare una con­grua for­ni­tura di Taver­nello per gli sceneggiatori.

Twilight

Lo dico subito a gran voce: m’è pia­ciuto e non ho nean­che voglia di inda­gare sui motivi, mi basta esser­melo goduto. Ciò non lo salva da alcuni para­dossi alquanto divertenti.

Bella ci inse­gna che i vam­piri si rico­no­scono da quat­tro cose: forza, velo­cità, salti, immor­ta­lità. No, quello era Smallville. I vam­piri si rico­no­scono da quat­tro cose: forza, velo­cità, pelle fredda, parrucchiere.

6 Dia­lo­ghi Per­fet­ti­bili in Twilight:

[salendo le scale]
EDWARD: «[Casa] è l’unico posto dove pos­siamo essere noi stessi.«
BELLA: «Arre­da­tori d’interni?*«
EDWARD: «No, vampiri.»

[leg­gendo il libro sui demoni. enfasi]
BELLA: «I demoni si rico­no­scono da… FORZA –pausa suspance– VELOCITA–pausa suspance– PELLE FREDDA –pausa suspance– PARRUCCHIERE

Sve­glia cocca. Con quei capelli cosa pensi che sia, un lican­tropo? Mica sono lun­ghi e sozzi. Mica è un indiano**.

[lan­cian­dosi da un albero]
EDWARD: «Ti fidi di me?«
BELLA: «Sì Aladdin.»

[nel bosco]
BELLA: «Sei un vam­piro?«
EDWARD: «Sì, guarda gli sbril­luc­ci­chini.«
BELLA: «Sbril­luc­ci­chi. Ma i canini?«
EDWARD: «Guarda gli sbril­luc­ci­chini*** »

[sem­pre nel bosco]
BELLA: «Sei bel­lis­simo.«
EDWARD: «E tu sei bella, Bella. Bel­lis­simo dici? Sono un assas­sino. Per­ché io valgo ©»

[a cena, evi­tando di diven­tare la cena]
CARLISLE: «Lui è da poco vege­ta­riano, è dif­fi­cile resi­stere al san­gue umano.«
BELLA: «Capi­sco. Io sono da poco car­ni­vo­riana****»

 

NOTE:
* Ammet­tia­molo. Per essere tizi che si sfa­mano adden­tando cin­ghiali al collo hanno un ottimo gusto in arre­da­mento. Anche la musica d’ambiente è nien­te­po­po­di­me­no­che Debussy.
** Indiani, noti lican­tropi. Vam­piri, nota gente che si veste bene. Valen­tino non è uno sti­li­sta, è un vam­piro. Ecco spiegato.
*** Sbril­luc­ci­chini, noti vam­piri. Dun­que Raf­faella Carrà? Via i canini da vam­piro in que­sto film da que­sto film. Largo agli sbril­luc­ci­chini ed al rossetto.
**** Ma i vam­piri il san­gue lo BEVONO. Non MANGIANO. Al mas­simo pos­sono essere astemi. «Gra­di­sce un po’ di san­gue?» «No gra­zie, aste­mio». Infatti Bella viene invi­tata a cena. Menu: pan­cetta ed insa­lata accom­pa­gnati da un AB– del ’54.

Marco Costa ci piace molto: gio­vane, arguto, scrive bene. Oltre ad essere l’autore ed il regi­sta della com­me­dia sotto recen­sita, è anche l’autore de Il Quarto Sesso, una serie con pro­ta­go­ni­sta Gesù. Per capire il tipo, nel video sot­to­stante tro­ve­rete un’anteprima de Il Quarto Sesso.

 

Allu­ci­nàti? Per­fetto. Pas­siamo alla recen­sione de La Gio­vine Ita­lia. La sera della prima c’era Simona Izzo con una man­tella di pile rossa come manco gli occhiali del On. Nino Strano (il «gay» di AN, ricor­date? quello che ha man­giato il pro­sciutto in aula, ricor­date? quello che vuole fer­mare l’aids con un colpo di pistola, ricordate?).

Oltre a Simona Izzo, pre­sente tra gli spet­ta­tori anche Pie­tro Ser­monti, ovvero Sta­nis La Rochelle in Boris, anche cono­sciuto come «non-ho-gli-occhiali-hey-scambiamo-il-biglietto-ti-spiace-bella-grazie-ciao» (scherzo, ciao Pie­tro, sim­pa­ti­cis­simo. felice d’essermi sacri­fi­cato pie­tro. un giorno ti chie­derò gli sket­ches di wal­ter chiari in pri­vato. ciao pie­tro ciao).

Pre­sente anche Monica Ward (voce di Lisa Simp­son) con un cilin­dro in testa. Non un cap­pello, un cilin­dro. Libro di geo­me­tria. (nah, era un cap­pello. La man­tella della Izzo, il cilin­dro della Ward, le ghette di Accolla)

La recen­sione:

Un gruppo di spa­ruti ma affia­tati anziani, la cui vita ruota sem­pre attorno agli stessi eventi (e palin­se­sti TV), è ospite de La Gio­vine Ita­lia, cli­nica a lunga degenza per terza età. Il gio­vane e rac­co­man­dato Dott. Beto (Giu­lio Pam­pi­glione) irrom­perà nelle loro vite, pro­iet­tate più nel pas­sato che nel pre­sente, al fianco della gio­vane infer­miera Dafne (Giu­lia Elet­tra Gorietti).

Pie­tro Vin­ci­guerra, ottan­tenne pole­mico, viene inter­pre­tato da Luca Ward con una cre­di­bi­lità sor­pren­den­te­mente lon­tana dalle soap opera in cui siamo abi­tuati a vederlo. Altro ospite maschile della casa di cura è Pla­cido Uli­velli (Mau­ri­zio Di Car­mine), una rivi­si­ta­zione del clas­sico Napo­leone da mani­co­mio che, come logico per i nostri giorni, viene chia­mato da tutti Pre­si­dente, o Sil­vio. Ad affian­carli tro­viamo Gina «Mary Jane» Cam­po­piano (Roberta Fio­ren­tini, Itala nella serie TV per Sky ‘Boris’), diva del periodo d’oro del cinema ita­liano la cui fama soprav­vive solo nelle sue fosche memo­rie (e nella tarda pro­gram­ma­zione di Rete 4).

Tra musi­che che evo­cano il pas­sato tele­vi­sivo nostrano, ed un ritmo regi­stico che punta sulla suc­ces­sione di scene molto brevi, tutti gli attori sem­brano agire in per­fetta sin­cro­nia con estremo rea­li­smo, tro­van­dosi sem­pre a pro­prio agio nei rispet­tivi per­so­naggi. Giu­lia Elet­tra Gorietti (da Gli Ultimi della Classe) calza a pen­nello nel ruolo della gio­vane infer­miera squin­zia affe­zio­nata ai pro­pri pazienti.

L’unica pecca si riscon­tra nelle sce­no­gra­fie che, per quanto ben costruite ed adatte allo spet­ta­colo, rischiano di non sor­pren­dere gli habi­tué del Tea­tro De’ Servi (si legga: Casa­lin­ghi Dispe­rati). Il buon sup­porto nella pro­get­ta­zione delle luci aiuta aggiunge enfasi alle varie fasi del testo, attri­buendo par­ti­co­lare valore ai dia­lo­ghi conclusivi.

Marco Costa, scrit­tore e regi­sta dello spet­ta­colo, intesse in que­ste situa­zioni sur­reali alcune bat­tute bril­lanti for­te­mente legate al qua­dro con­tem­po­ra­neo dell’Italia, unendo le varie situa­zioni di vita dei per­so­naggi come per mostrarci lo scon­for­tante esito dei prin­cìpi con­te­nuti nell’altra Gio­vine Ita­lia, quella mazziniana.

L’Ex Moglie del Ministro

Que­sta è una recen­sione tea­trale: la ver­sione per ilGrido.org sarà priva quan­to­meno della sot­to­stante pre­messa. Qui, invece, riporto tutto al com­pleto. Stiamo par­lando dello spet­ta­colo «Ho Perso la Fac­cia», in scena al Sala Umberto di Roma sino al 26 Ottobre.

Pre­messa: lo spet­ta­colo è scritto ed inter­pre­tato da Sabina Negri Cal­de­roli, l’ex moglie del Mini­stro per la Sem­pli­fi­ca­zione Nor­ma­tiva Roberto Cal­de­roli. La Negri Cal­de­roli (mai miglior con­nu­bio ho visto tra cognomi) s’è spo­sata con rito cel­tico. Poi s’è sepa­rata dal marito, ed un giorno si sepa­rerà anche dal cognome.

Edoardo, famoso ed anziano chi­rurgo este­tico inter­pre­tato da Carlo Delle Piane, sco­pre che un suo paziente abi­tuale, Tom­maso (Ales­san­dro Tede­schi), è l’amante della moglie (inter­pre­tata da Sabina Negri Cal­de­roli, anche sce­neg­gia­trice dello spet­ta­colo non­ché ex moglie del Mini­stro Calderoli).

Tom­maso, oltre ad essere un gio­vane attore di fic­tion e modello per calen­dari, è anche la causa della sepa­ra­zione tra l’attempato chi­rurgo e sua moglie. Il medico cade in preda ad una sin­drome di Frank­en­stein: alla prima occa­sione sce­glie, con fini ven­di­ca­tivi, di scam­biare le pro­prie sem­bianze con quelle del vir­gulto Tommaso.

L’intero spet­ta­colo s’incentra sugli equi­voci gene­rati da que­sta tra­sfor­ma­zione attra­verso cui l’autrice vor­rebbe “dis­sa­crare l’Italia dei fuo­ri­strada» e «riflet­tere sul ruolo della bel­lezza nella nostra società», par­to­rendo un testo «sba­lor­di­tivo sul piano dell’umorismo». 

Ebbene, non ci rie­sce. Ana­liz­ziamo i perché.

Quando un’opera risulta priva di una morale che ne giu­sti­fi­chi l’esistenza, quan­to­meno ci si rifu­gia nella forma che, nello spe­ci­fico, dovrebbe essere la comi­cità. Al con­tra­rio, durante le bat­tute di Ho Perso la Fac­cia i tempi umo­ri­stici sono così mal cal­co­lati (e i ter­mini tal­mente ina­de­guati) che risulta dif­fi­cile anche far como­da­mente rica­dere l’intero onere sugli attori. Le falle, dun­que, nascono dal testo. Come se non bastasse, gli inter­preti si alli­neano su into­na­zioni sem­pre uguali e mono­corde, da pul­pito. Unica ecce­zione: le varia­zioni tonali di Sil­vano Pic­cardi (che inter­preta un col­lega del chi­rurgo, pro­ta­go­ni­sta assieme all’infermiera di Erica Blanc), con­sone più al mondo del dop­piag­gio a cui appar­tiene, che non al tea­tro. Il risul­tato? La rispo­sta del pub­blico alle bat­tute sono risate più di cir­co­stanza che sane e spontanee.

Durante lo spet­ta­colo incon­triamo anche Felice Casciano nei panni del mana­ger ed amante gay di Tom­maso. Si pos­sono intuire gli intenti dis­sa­cra­tori ma un per­so­nag­gio costruito con tanta leg­ge­rezza, più checca che omosessuale, rimane una carat­te­riz­za­zione debole e super­flua, che non insi­nua nello spet­ta­tore spunti di rifles­sione ma si limita ad essere uno sfottò senza por­tare ad altro se non al raf­for­za­mento dello ste­reo­tipo stesso. «Vallo a tro­vare un mana­ger che non sia fro­cio o magnaccia», si sente pro­nun­cuare durante lo spet­ta­colo. Ottima cri­tica, se solo non fosse fine a se stessa o per­sino can­cel­lata dall’unica pecu­lia­rità del per­so­nag­gio: ren­dersi ridi­colo e fro­cio attra­verso infi­nite moine e «Pucci Pucci».

In assenza di sce­no­gra­fie (sem­plici strut­ture cubi­che roteanti), che aiu­tino l’immaginazione dello spet­ta­tore, la nota posi­tiva dello spet­ta­colo si trova con sor­presa nelle ottime musi­che ori­gi­nali, deli­cate e spi­ri­tose, com­po­ste ed orche­strate da Peri­cle Odierna. Le sue melo­die val­gono la pena di essere ascol­tate.

Questa Sera Cose Turche

Que­sta Sera Cose Tur­che, recen­sito per ilGrido.Org, in scena al Tea­tro dei Satiri di Roma fino al 26 Ottobre.

Tre donne si cono­scono casual­mente in un diwan (la sala relax di un bagno turco) ed ini­ziano un dia­logo tra­gi­co­mico sul loro rap­porto con gli uomini, siano essi com­pa­gni o mariti. Non è un sem­plice cica­lec­cio sugli ste­reo­tipi tra mondo fem­mi­nile e il mondo maschile, ma un pun­gente scam­bio di bat­tute ognuna delle quali, die­tro una risata, nasconde pic­cole verità.

Una donna non pro­prio attraente che sem­bra poco pre­sente a se stessa (Ros­sana Car­retto), una respon­sa­bile del «reparto rughe» di una pro­fu­me­ria (Ales­san­dra Sarno) ed una moglie ormai solo per iner­zia (Pia Engle­berth) discu­tono con ritmo incal­zante degli uomini che infe­stano le loro vite, senza i quali però non potreb­bero sopravvivere. 

Se ne pren­dono gioco tra­mite l’assurdo ed il grot­te­sco. L’unico che si salva dai loro giu­dizi è Misha il Mago della Mesha, par­ruc­chiere la cui omo­ses­sua­lità è l’anomalia che gli per­mette di com­pren­dere il sen­si­bile animo fem­mi­nile. Da una donna non ci si aspetta un lin­guag­gio così allu­sivo da far crol­lare tutti i taboo ses­suali men­tre Que­sta Sera Cose Tur­che è un dia­logo diretto, dove la verità ha un solo grado di sepa­ra­zione con lo spet­ta­tore: il fil­tro di una comi­cità grot­te­sca che diverte senza mai scadere.

Le con­ti­nue allu­sioni sim­bo­li­che e ver­bali al fallo virile fanno pen­sare ad un tipo di donne non pro­prio indi­pen­denti dalle loro con­tro­parti maschili, non così deter­mi­nate ed auto­suf­fi­cienti come ven­gono deli­neate in alcune opere moderne. Piut­to­sto, emerge il con­flitto inte­riore che vivono nel dover scen­dere a com­pro­messi con que­sto neces­sa­rio legame. Ed ecco che lo stesso organo maschile diventa un man­tra ipno­tico reci­tato dalle pro­ta­go­ni­ste: «Fallo, Fallo, Fallo» ripe­tono prima che la più anziana le scuota, richia­man­dole a mag­gior dignità. Per oppo­sto, le stesse pro­ta­go­ni­ste mani­fe­stano odio verso chi svi­li­sce il loro esser donna, ripe­tendo il man­tra irri­ve­rente «Vac­che, Troie, Put­tane» verso le veline di Enzo Iac­chetti e Gior­gio Cen­ta­more (rispet­ti­va­mente regi­sta ed autore dello spet­ta­colo, uno con­dut­tore e l’altro autore di Stri­scia la Notizia).

Lo spet­ta­colo, rivol­gen­dosi ad un pub­blico da caba­ret in stile “Zelig” e “Colo­rado Cafè”, ha dalla sua tre attrici defi­nite, forti anche delle loro espe­rienze in ambiti simili (Ales­san­dra Sarno ha par­te­ci­pato a “Con­ven­scion”, Ros­sana Car­retto viene da “Colo­rado Cafè”, Pia Engle­berth da “Zelig”). Il sup­porto della sce­no­gra­fia e delle musi­che si limita a creare lo sfondo adatto per giu­sti­fi­care i dia­lo­ghi e la situa­zione, risol­ven­dosi in tex­tu­res leo­par­date, zebrate, esa­ge­rate, “tur­che”, quasi come in un harem in cui le donne sono solo un acces­so­rio dispe­rato per gli uomini. Il risul­tato è una com­me­dia che s’incentra sul diver­ti­mento per il gusto di farlo, inse­rendo un secondo piano di let­tura per gli osser­va­tori più volenterosi.

Singles

Ecco la recen­sione di Sin­gles (sem­pre per ilgrido.org), in scena fino al 12 otto­bre al Tea­tro Sala Umberto di Roma e dal 21 otto­bre al 16 novem­bre al Tea­tro Gio­iello di Torino.

Dopo un discreto suc­cesso in molti paesi euro­pei tra i quali la Fran­cia, patria degli autori David Tal­bot e Rodol­phe Sand (quest’ultimo anche regista), Singlestorna in scena in Ita­lia alla Sala Umberto di Roma fino al 12 ottobre.

La com­me­dia rac­conta delle disav­ven­ture di tre amici, ognuno alla dispera-ta ricerca della dolce metà. Il pub­blico è pro­iet­tato nelle espe­rienze della non troppo attraente biblio­te­ca­ria Giu­liana (Ale­xia Mur­ray, da Distretto di Poli­zia 4 e “Gangs of New York”), del copy­w­ri­ter ed attore per pas­sione Bruno (Gabriele Pignotta, attore, autore e con­dut­tore per Sky) e dello stu-dente di bio­lo­gia segre­ta­mente inna­mo­rato di Giu­liana, Anto­nio (Nick Nico-losi da Distretto di Poli­zia 4).

Dopo essersi incon­trati all’ennesimo matri­mo­nio di uno dei loro ex fidan­zati, il trio decide di dedi­carsi alla ricerca di un part­ner che cambi radi­cal­mente la loro vita: ini­ziano a fre­quen­tare pale­stre, locali e per­sino escur­sioni riser-vate ai sin­gles. L’intero spet­ta­colo si svolge attorno a situa­zioni comi­che, create per rap­pre­sen­tare iro­ni­ca­mente, tal­volta con sar­ca­smo, il mondo dei cuori soli­tari: “sin­gle per scelta” con­vi­vono con “sin­gle causa forza mag­giore”, a volte sco­prendo che l’unione fa la forza.

In un corpo sce­no­gra­fico essen­ziale, con pochi, sem­plici pan­nelli bian­chi si alter­nano quin­dici qua­dri deci­sa­mente diversi tra loro, messi in risalto dalle scelte d’illuminazione: fredda, dif­fusa e poco intensa la luce per il campeg-gio; lumi­nosa, colo­rata, con deco­ra­zioni led per la disco­teca; calda ed av-volgente per gli interni serali. In pra­tica, l’intera sce­no­gra­fia è costruita dall’illuminazione e dai sot­to­fondi ambien­tali sem­pre pre­senti, anche duran-te i dia­lo­ghi. I tempi incal­zanti ed il gran numero di scene por­tano alla mente lo stile di Love Bugs (sit-com con­ce­pita però dopo la pro­du­zione dello spet­ta­colo, datata 2001). Pic­colo cam­meo per Paola Cor­tel­lesi, che si pre­sta ad una breve incur­sione vocale d’inizio spettacolo.

Una com­me­dia diver­tente con ritmi fre­ne­tici sulla neces­sità di cer­care, creare e curare rela­zioni intime. Due ore di humour sulla fobia del rima­nere soli, forse peg­giore dell’effettiva solitudine.

Casalinghi Disperati

Ecco la mia recen­sione (per ilgrido.org) dello spet­ta­colo Casa­lin­ghi Dispe­rati, in scena fino al 12 otto­bre al Tea­tro De Servi, di Roma.

Quat­tro uomini, con appa­ren­te­mente poco in comune, vivono dolori e gioie di una con­vi­venza al maschile, impo­sta dalle loro pre­ca­rie situa­zioni eco­no­mi­che. Atti­lio (Mauro Serio, attore che spa­zia da Sha­ke­speare a Mamet) è un pro­fes­sore di filo­so­fia tra­dito dalla moglie; Luigi (Nicola Paduano, dal pro­gramma tele­vi­sivo “Bastardi”) è un adone infe­dele abban­do­nato dalla matura com­pa­gna; Alberto (Roberto D’Alessandro, fon­da­tore de “I Picari”) è un padre tanto pre­mu­roso quanto tor­men­tato, come Giu­lio (già in scena al fianco di Gigi Pro­ietti e Lina Wert­mül­ler), gay tar­divo e padre involontario.

Quat­tro uomini, con appa­ren­te­mente poco in comune, vivono dolori e gioie di una con­vi­venza al maschile, impo­sta dalle loro pre­ca­rie situa­zioni eco­no­mi­che. Atti­lio (Mauro Serio, attore che spa­zia da Sha­ke­speare a Mamet) è un pro­fes­sore di filo­so­fia tra­dito dalla moglie; Luigi (Nicola Paduano, dal pro­gramma tele­vi­sivo “Bastardi”) è un adone infe­dele abban­do­nato dalla matura com­pa­gna; Alberto (Roberto D’Alessandro, fon­da­tore de “I Picari”) è un padre tanto pre­mu­roso quanto tor­men­tato, come Giu­lio (già in scena al fianco di Gigi Pro­ietti e Lina Wert­mül­ler), gay tar­divo e padre involontario.

Gli autori offrono un punto di vista alter­na­tivo sul deli­cato tema della sepa­ra­zione. L’ottica que­sta volta è dalla parte dell’uomo, con tutte le esi­genze che ne con­se­guono: cer­care una nuova abi­ta­zione, far fronte ad asse­gni di man­te­ni­mento ed accet­tare l’impossibilità di vivere a con­tatto con i pro­pri figli. Dal divor­zio visto come per­so­nale scon­fitta sino ai turni per le puli­zie, la chiave di let­tura è sem­pre comica. Il pub­blico ride per la spro­por­zione tra la clas­sica figura maschile ed i com­piti stret­ta­mente “fem­mi­nili” cui i per­so­naggi devono far fronte, verso i quali (pulire, cuci­nare, far la spesa, cucire) risul­tano ine­vi­ta­bil­mente goffi ed ina­de­guati. In realtà, oltre a que­sto vistoso con­flitto, i pro­ta­go­ni­sti svi­lup­pano un legame emo­tivo più fem­mi­nile di quanto venga esal­tato durante l’interpretazione. È il gioco di squa­dra che li rende forti, ed il sup­porto reci­proco sarà la chiave di volta per supe­rare tutti i traumi legati al divor­zio. Que­sto è pro­ba­bil­mente l’unico e il più forte richiamo alla serie tv cui il titolo fa rife­ri­mento (“Despe­rate Housewives”).

Sce­no­gra­fie rea­li­sti­che, ben costruite, cali­brate sulla discre­zione neces­sa­ria ad esal­tare più la reci­ta­zione che l’ambiente in cui si svolge. Il dia­letto napo­le­tano (di Roberto D’Alessandro e Gianni Can­na­vac­ciuolo) viene bilan­ciato con into­na­zioni da fic­tion tele­vi­siva (Nicola Paduano). Equi­li­brati anche i per­so­naggi, con l’ormai clas­sico gay che offre molte solu­zioni bril­lanti, pur non sca­dendo mai nel ridi­colo.
Casa­lin­ghi dispe­rati diverte gra­zie ai clas­sici spunti delle com­me­die bril­lanti, salvo l’occasionale ricorso a gio­chi di parole che aggiun­gono puro peso comico, senza umo­ri­smo. Uno spet­ta­colo gra­de­vole dall’inizio alla fine, che rag­giunge l’obiettivo: diver­tire ana­liz­zando il momento evo­lu­tivo dei rap­porti di cop­pia e delle rela­tive con­se­guenze.

Qui Niente Minchionerie




Cin­guet­ta­tore (cioè twitter)


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Eh? Ah

L’Unità l’ha bona­ria­mente definito «l’astro nascente della satira ita­liana». Un tizio gli ha detto «astronzo». A lui è pia­ciuto tan­tis­simo ed ora è «l’astronzo nascente della satira ita­liana».

Puoi leg­gere il resumé e scri­vere una mail. È un ottimo rime­dio quando vuoi sen­tirti piú intel­li­gente di qual­cuno. Risponde Ema­nuele Fili­berto.

Suppongo Che…

…t’interesserà sapere che Anjou cerca per­so­nale per la rac­colta di frutta nell’estate 2010 in Fran­cia.
Sup­pongo.

quando andrai

quando andrai via da que­sto sito (ho accet­tato il fatto che possa acca­dere), fa’ che sia per visi­tare una di que­ste pagine:

Francesca Fornario
Daniele Luttazzi
Fabrizio Mazzotta
Mario Natangelo