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Ieri, giovedì, è andata in onda la puntata di martedì di Ballaró (?).

Ospiti: Concita De Gregorio (direttrice de l’Unità), Casini, Alfano, le sopracciglia di Alfano, Tremonti, la r moscia di Tremonti (aka Bersani). Sono molti i temi affrontati, e vedremo ora qual è stato lo svoglimento della puntata tramite comodi dialoghi riassuntivi.

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01: MORTI IN AFGHANISTAN

TREMONTI: «Siamo lì in mis­sione di pace.»

ALFANO: «Stamane ho mangiato uova alla coque.»

TREMONTI: «Ripeto, la mis­sione è di pace.»

DE GREGORIO: «Pace un cazzo. Si chiama guerra, se gli americani continuano farla.»

ALFANO: «Buone alla coque. Ah sì, pace pace pace.»

CASINI: «Siamo in questi paesi, come l’Iraq e l’Afghanistan, per combattere Al Qaeda.»

BERSANI: «Bzzz *» (* non è importante)

Il delirio era dovuto ad un simpatico clima da rutto libero. Quello che la povera De Gregorio voleva dire, tra un «pace» e l’altro, era che siamo pre­senti in Afghanistan per rimediare ai danni nati da una pes­sima gestione statunitense. I paesi che sono dovuti intervenire come peacekeepers, ad esempio l’Italia, difficilmente riescono ad identificarsi in questa guerra nata da un sentimento americano (11 settembre). Traduco: se ammazzano la madre di un tuo amico, riesci a vendicarti come fosse la tua? E capire perché devi rischiare la vita a causa di questo motivo è difficile. Questa è la condizione di tutte le truppe ONU, giunte in un secondo momento, Italia compresa. Inoltre, qualcuno dovrebbe ricordare a Casini che non siamo stati in Iraq per combattere Al Qaeda. Hus­sein poco c’entrava con Osama. Alfano pre­senziava in sala, con l’espressione incredula del rappresentante Folletto sorpreso di svegliarti alle 10 del mattino, mentre sei a letto con la febbre.

ALFANO: «L’ho svegliata? Oh, mi spiace. Ce l’ha un folletto?»

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02: LODO ALFANO

DE GREGORIO: «Il Pre­sidente del Consiglio gestisce l’Italia come una proprietà privata. In questi anni ha usato il denaro e la corruzione per influenzare il paese. E ce ne stiamo dimenticando.»

FLORIS: «Bersani, che ne pensa?»

BERSANI: «Bzzz.»

TREMONTI: «De Gregorio, lei offende l’intelligenza degli italiani. Questo paese ha duemila anni di ingegno e civiltà. Secondo lei si farebbe influenzare?»

Intendeva i duemila prima di Mus­solini. Concita De Gregorio è la direttrice di uno dei giornali denunciati da Berlusconi per diffamazione. Il pre­sidente ha chiesto, rispettivamente, un milione di euro a Repubblica e due milioni d’euro a l’Unità. Due e mezzo senza pre­servativo. Tremonti sembra un tipo ponderativo, molto impostato. In realtà si blocca, perché formula i pensieri con macchie di Rorschach, che è già un gran successo rispetto ai discorsi di Casini. Lui ruba concetti ai pre­senti, alternandoli ogni 5 minuti per non far torto a nes­suno. In mezzo a questo quadro, la De Gregorio, farabutta, prosegue come una vera giornalista, solo che non italiana.

DE GREGORIO: «Non bisogna dimenticare che non è tanto importante la D’Addario, ma i casi come Mills. Il lodo Alfano evita a Berlusconi di rispondere in giudizio dei processi a suo carico. Lo rende al di sopra della legge. Perché una cosa del genere? * »

ALFANO: «Floris, voglio replicare.»

FLORIS: «Prego.»

ALFANO: «Guardi che lo faccio davvero.»

FLORIS: «Prego.»

ALFANO: «Io le dico… io mi chiedo, mia cara comiziettatrice… ce l’ha un folletto?»

SOPRACCIGLIA DI ALFANO: «Noi ce ne andiamo.»

FLORIS: «Alfano, parlava del lodo.»

ALFANO: «Ah sì. Col lodo Alfano, Berlusconi risponderà in giudizio a tutto, ma dopo la fine del suo mandato.»

Facciamo un gioco. Facciamo il contrario. Prima vediamo se hai rubato la marmellata, poi ti diamo le chiavi della dispensa. Un reato può influenzare la capacità di ricoprire una carica, il contrario non dovrebbe. Ma, col lodo Alfano, può.

La puntata si chiude in bellezza sull’intervento di Bersani, rimasto silente per due ore.

FLORIS: «Bersani, vuole aggiungere qualcosa?»

BERSANI: «Berlusconi è certamente padrone di un certo numero di canali per la diffusione e canalizzazione di certe sue idee.»

FLORIS: «Cioè?»

BERSANI: «Bzzz.»

* Questa è una giornalista. Hai davanti il tizio che si chiama come il lodo, o viceversa, e giustamente gli chiedi del lodo. Un po’ come se Vespa chiedesse a Lui dei processi.

Sul Formato dei Quotidiani


«Simone, cosa ne dici del nuovo formato de L’Unità?»

Ecco una domanda cui avrei risposto con piacere, se solo mi fosse stata posta.

Non mi piace. Troppo comodo, sembra un free-press. Piuttosto prenderei come esempio la concorrenza diretta de L’Unità: L’Osservatore Romano. È stampato su un pratico foglio formato A1* (anche se hanno in cantiere da tempo di pas­sare al fantastico A0**). Una comodità superba se viaggi in metropolitana: aperto raggiunge l’estensione della Louisiana senza la noia ed il peso della degradazione sociale.

Un giorno un lettore de L’Osservatore Romano ha sbattuto una pagina e c’è stato l’uragano Katrina a New Orleans. Poi un’altra pagina dello stesso giornale è stata usata dagli sfollati come immensa coperta termica e gigantesca abitazione-origami low-cost.

Un interes­sante spunto per la nuova flotta Alitalia: piega a metà, piega la diagonale, imbarca i pas­seggeri. Decollo.

Se fossi stato la direttrice Concita De Gregorio, sarei stato donna, direttrice, madre di cento meravigliosi figli avrei puntato sul battere L’Osservatore sul tempo, usando direttamente il formato A(-1), che mi sono appena inventato, piuttosto che il formato da borsetta**. Così facendo, L’Unità sarebbe stata comodamente leggibile da Google Maps. Per i titoli.

 

 

* 59,4*84 cm. Giuro. Su. Dio.
** Cronaca: per dare una rinfrescata alla Cappella Sistina, il Vaticano ha coperto i pavimenti con un singolo foglio de L’Osservatore Romano ed è avanzata abbastanza carta per fare un cappello da imbianchino. Michelangelo usò pagine con i peccati scartati dal Levitico. Se ogni copia de L’Osservatore Romano fosse territorio Vaticano, sai che ICI? No, aspetta… 
*** Daria Bignardi, Intervista Barbarica a Concita De Gregorio: «Diciamolo: è un formato molto femminile, da borsetta». Ed io che credevo fosse a misura di sospensorio. Bignardi, ne sa una più del diavolo.

Qui Niente Minchionerie




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Eh? Ah

L’Unità l’ha bonariamente definito «l’astro nascente della satira italiana». Un tizio gli ha detto «astronzo». A lui è piaciuto tantis­simo ed ora è «l’astronzo nascente della satira italiana».
In realtà, Simone Salis non è un satirico («Allora cosa sei? Un politico?» Neanche, cioè sí, ma solo di giovedì e domenica).

Puoi leggere il resumé e scrivere una mail. È un ottimo rimedio quando vuoi sentirti piú intelligente di qualcuno. Perché in genere lascio rispondere Buttiglione.

Suppongo Che…

…t’interesserà sapere che Anjou cerca personale per la raccolta di frutta nell’estate 2010 in Francia.
Hey, le supposizioni sono fatte per potersi sbagliare.

quando andrai

quando andrai via da questo sito (ho accettato il fatto che possa accadere), fa’ che sia per visitare una di queste pagine:

Francesca Fornario
Daniele Luttazzi
Fabrizio Mazzotta
Mario Natangelo