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Questa è una recensione teatrale: la versione per ilGrido.org sarà priva quantomeno della sottostante pre­messa. Qui, invece, riporto tutto al completo. Stiamo parlando dello spettacolo «Ho Perso la Faccia», in scena al Sala Umberto di Roma sino al 26 Ottobre.

Pre­messa: lo spettacolo è scritto ed interpretato da Sabina Negri Calderoli, l’ex moglie del Ministro per la Semplificazione Normativa Roberto Calderoli. La Negri Calderoli (mai miglior connubio ho visto tra cognomi) s’è sposata con rito celtico. Poi s’è separata dal marito, ed un giorno si separerà anche dal cognome.

Edoardo, famoso ed anziano chirurgo estetico interpretato da Carlo Delle Piane, scopre che un suo paziente abituale, Tommaso (Ales­sandro Tedeschi), è l’amante della moglie (interpretata da Sabina Negri Calderoli, anche sceneggiatrice dello spettacolo nonché ex moglie del Ministro Calderoli).

Tommaso, oltre ad essere un giovane attore di fiction e modello per calendari, è anche la causa della separazione tra l’attempato chirurgo e sua moglie. Il medico cade in preda ad una sindrome di Frank­enstein: alla prima occasione sceglie, con fini vendicativi, di scambiare le proprie sembianze con quelle del virgulto Tommaso.

L’intero spettacolo s’incentra sugli equivoci generati da questa trasformazione attraverso cui l’autrice vorrebbe “dis­sacrare l’Italia dei fuoristrada» e «riflettere sul ruolo della bellezza nella nostra società», partorendo un testo «sbalorditivo sul piano dell’umorismo». 

Ebbene, non ci riesce. Analizziamo i perché.

Quando un’opera risulta priva di una morale che ne giustifichi l’esistenza, quantomeno ci si rifugia nella forma che, nello specifico, dovrebbe essere la comicità. Al contrario, durante le battute di Ho Perso la Faccia i tempi umoristici sono così mal calcolati (e i termini talmente inadeguati) che risulta difficile anche far comodamente ricadere l’intero onere sugli attori. Le falle, dunque, nascono dal testo. Come se non bastasse, gli interpreti si allineano su intonazioni sempre uguali e monocorde, da pulpito. Unica eccezione: le variazioni tonali di Silvano Piccardi (che interpreta un collega del chirurgo, protagonista assieme all’infermiera di Erica Blanc), consone più al mondo del doppiaggio a cui appartiene, che non al teatro. Il risultato? La risposta del pubblico alle battute sono risate più di circostanza che sane e spontanee.

Durante lo spettacolo incontriamo anche Felice Casciano nei panni del manager ed amante gay di Tommaso. Si pos­sono intuire gli intenti dis­sacratori ma un personaggio costruito con tanta leggerezza, più checca che omosessuale, rimane una caratterizzazione debole e superflua, che non insinua nello spettatore spunti di rifles­sione ma si limita ad essere uno sfottò senza portare ad altro se non al rafforzamento dello stereotipo stesso. «Vallo a trovare un manager che non sia frocio o magnaccia», si sente pronuncuare durante lo spettacolo. Ottima critica, se solo non fosse fine a se stessa o persino cancellata dall’unica peculiarità del personaggio: rendersi ridicolo e frocio attraverso infinite moine e «Pucci Pucci».

In assenza di scenografie (semplici strutture cubiche roteanti), che aiutino l’immaginazione dello spettatore, la nota positiva dello spettacolo si trova con sorpresa nelle ottime musiche originali, delicate e spiritose, composte ed orchestrate da Pericle Odierna. Le sue melodie valgono la pena di essere ascoltate.

Qui Niente Minchionerie




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Eh? Ah

L’Unità l’ha bonariamente definito «l’astro nascente della satira italiana». Un tizio gli ha detto «astronzo». A lui è piaciuto tantis­simo ed ora è «l’astronzo nascente della satira italiana».
In realtà, Simone Salis non è un satirico («Allora cosa sei? Un politico?» Neanche, cioè sí, ma solo di giovedì e domenica).

Puoi leggere il resumé e scrivere una mail. È un ottimo rimedio quando vuoi sentirti piú intelligente di qualcuno. Perché in genere lascio rispondere Buttiglione.

Suppongo Che…

…t’interesserà sapere che Anjou cerca personale per la raccolta di frutta nell’estate 2010 in Francia.
Hey, le supposizioni sono fatte per potersi sbagliare.

quando andrai

quando andrai via da questo sito (ho accettato il fatto che possa accadere), fa’ che sia per visitare una di queste pagine:

Francesca Fornario
Daniele Luttazzi
Fabrizio Mazzotta
Mario Natangelo